
Elena nasce in un luogo che è un puntino sulla mappa e cresce imparando presto a non firmare le cose che fa. Per anni lavora sotto pseudonimi intercambiabili, spesso dimenticati anche da lei stessa, lasciando immagini sui muri e sulle tele come si lasciano biglietti anonimi nelle tasche dei cappotti altrui: senza bisogno di repliche o indirizzo di ritorno.
Sceglie la street art perché non chiede spiegazioni, non promette di essere vista, e proprio per questo a volte lo è. Dipinge quando può, sparisce quando serve. Non ha mai considerato l’arte una carriera, ma una conseguenza inevitabile, come l’ombra che compare quando qualcuno passa davanti a un muro. Attualmente sta partecipando con alcune opere ad “ANNAmo’ – La street art incontra Anna Magnani”, una mostra di street art ospitata negli spazi de “Il Margutta Veggy” di Roma, a cura di Bruno laluna con la direzione artistica di Tina Vannini. In questa occasione partecipa con il suo vero nome, per la prima, e forse ultima, volta. Non come dichiarazione, ma come gesto provvisorio. Non per farsi riconoscere, ma per vedere cosa succede quando, almeno una volta, non si nasconde.